Come fare i conti con l’apatia

Uno dei livelli di consapevolezza più bassi e pericolosi è quello dell’apatia. Per apatia intendo uno stato in cui l’energia vitale non viene utilizzata in funzione di un obiettivo ma rimane “inerte.”

Tipico di questo stato sono atteggiamenti come l’indifferenza e la noncuranza di quello che ci succede attorno. Si tratta di un livello estremamente pericoloso perché le energie emotive (x = fuori + movere = muovere) sono represse. Senza questi stimoli interni non si riesce ad affrontare la vita con volontà e apertura. Vivere diventa sopravvivere.

In questa dimensione spirituale, che può apparire esteriormente come depressione, la forza vitale viene continuamente drenata e la spirale è sempre negativa. Ovvero, uscirne è molto difficile.

Come affrontare e superare questo stato?

In primo luogo, occorre rendersi conto che la causa non è l’assenza vera e propria di emozioni (è impossibile non provare nulla) quanto la costante repressione delle emozioni negative. Quando il peso delle emozioni negative come paura e dolore è troppo forte, il meccanismo di protezione dell’ego tende ad anestetizzare queste sensazioni per sfuggire alla sofferenza.

Questo significa che per uscirne occorre salire ad un livello di consapevolezza superiore, che non deve essere necessariamente positivo ma è sufficiente che sia più carico di energia psichica e spirituale. Nella maggior parte dei casi, questo implica fare i conti con il dolore che abbiamo represso per lungo tempo. In questo senso, “aprire il rubinetto” emotivo ed essere disposti ad accettare la sofferenza con un atto di volontà è l’unico strumento in grado di alterare lo stato di apatia.

Vale la pena considerare, inoltre, che non è necessariamente vero che l’apatia sia associata solo a sintomi patologici come la depressione (in quel caso parliamo di un estremo). Infatti, quasi tutti hanno un’area della propria vita dove l’eccessiva repressione è sfociata in apatia: forse hai rinunciato alle relazioni, forse a trovare la sicurezza in te, oppure ai soldi.

In ogni caso, il processo è lo stesso: un atto di volontà per fare i conti con l’insoddisfazione ed il dolore da essa generato, ed essere disposti ad affrontare la sofferenza al fine di risolverla.

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